[ 04/02/2010 ]
Ido Torrini e il suo BTM: ecologico, multiuso, bio


CHIUSI - E' curioso di questi tempi sentirsi dire: «Qui non abbiamo bisogno di soldi, ma di idee». Ed è ancora più curioso se a dirlo è un anziano signore di campagna, ultraottantenne, elegante, i capelli colore dell'argento, che ha iniziato a lavorare subito dopo la guerra come commerciante di maiali. Ed ora, superato il primo decennio del nuovo millennio, si ritrova con l'entusiasmo di un ventenne a cercare di immaginare cosa farsene di una nuova materia prima che potrebbe in futuro sostituire gli utilizzi del petrolio.
 
Aldo Torrini ne è convinto, tanto convinto da aver fatto negli anni investimenti spaventosi, insostenibili per chiunque avesse voluto fare subito il business con la nuova scoperta. No, qui a Chiusi scalo, servono idee. Torrini ci riceve in uno studio modesto, strapieno di carte, tanti gatti che si aggirano per gli uffici della grande azienda agroalimentare, modello della Valdichiana senese e motore di questa storia.

Già, perché dismesso il mestiere di commerciante di suini, Aldo prende in gestione alla fine degli anni '40 il mulino a cilindri in mattoni rossi nel cuore della vecchia città di Chiusi, e nel giro di poco diventa il crocevia della macinazione di cereali di tutto il centro Italia. Negli anni '80 Torrini passa poi dalla macinazione alla produzione di grano, cereali, semi oleosi, prodotti ortofrotticoli ed inizia ad acquistare terra. E nel giro di poco si ritrova ad essere propritario di 400 ettari e capo di un gruppo di imprese che diventano il Torrini Group. Ecologista antelitteram trasforma un'impresa tradizionale in un gioiello da fare invidia ad Al Gore.
 

Distese di pannelli fotovoltaici, concimazione basata principalmente sull'uso di fanghi di derivazione vegetale alimentare per ridurre l'impatto chimico, refrigerazione dei Silos di conservazione per evitare la medicazione chimica e farmaceutica delle messi, irrigazione tramite laghetti artificiali per la raccolta dell'acqua piovana. Poi, nel 1994, l'intuizione. «Volevo un materiale che fosse biodegradabile al cento per cento - ricorda - Un materiale completamente biologico, utile per tutto, dai giocattoli, agli imballaggi, dalla bioedilizia alla cosmesi.


Non solo un materiale che non facesse del male al pianeta, che non inquinasse. No, io cercavo un materiale, che addirittura potesse far bene».

Torrini, con l'aiuto della infaticabile moglie Liliana e di un gruppo di collaboratori, si inventa il BioTecno-Mais. Il BTM è una materia prima al cento per cento biologico, biodegradabile, idrosolubile e assolutamente atossico, in quanto totalmente privo di derivati plastici o colle. E insieme è anche elastico, altamente comprimibile e soprattutto resistente, altrimenti servirebbe veramente a poco.
Messo nell'acqua si scioglie in pochi secondi e smette di essere un rifiuto. Non solo. L'acqua risulta poi arricchita di amido vegetale, quindi buona per concimare e magari pure per nutrire la pelle. Perché in definitiva, il BioTecnoMais non è altro che acqua e farina. Il BTM non è infatti amido di cereali, farina di grano e oli vegetali miscelati secondo un brevetto elaborato dall'Università di Milano su commissione di Aldo Torrini. Tutta la lavorazione avviene negli stabilimenti di Chiusi e si fa con una macchina che serve per fare la pasta.
 

La macchina è stata modificata per sfornare il BTM al posto di spaghetti e rigatoni e produce 20 metri cubi di materia in solo un'ora, garantendo così dei costi al consumatore molto bassi. Dai vasi per giardinaggio alle stoviglie monouso, dalla conservazione di alimenti alla cosmesi, dal design per la casa ai giochi per bambini, con il BTM si potrebbe fare tutto. Però al momento dagli stabilimenti Torrini escono le ecochips - materiale di riempimento per imballaggi, completamente biodegradabile in acqua, che se bruciato non emette gas tossici né accumula cariche elettrostatiche - e i giochi Popple - palline colorate ovviamente commestibili - e infine il sapone Pupacquotto, che si presenta con la forma di piccoli animaletti colorati e profumati con oli biologici alla mandorla e al mandarino che, sciogliendosi in acqua, lavano la pelle con sostanze naturali.
 

Troppo poco per quello che si propone come la materia prima del secolo, capace di sostituire i derivati di una fonte non rinnovabile e altamente inquinante. Ed è qui che Aldo Torrini - insiste: «Mi piacerebbe trovare un team di aziende che avessero voglia di sperimentare con me le infinite possibilità di questo nuovo materiale, che mi è costato 20 anni di costante ricerca e che, nonostante i miei 80 anni, non ho alcuna voglia di interrompere, anzi: già da tempo ho chiesto allo staff scientifico di cercare strumenti ecologici per renderlo resistente al calore e temporaneamente impermeabile». Come a dire, più che i soldi, agli stabilimenti Torrini stanno aspettando idee.
Raffaele Palumbo
 

 

(Fonte: dal Corriere di Arezzo)