[ 24/06/2010 ]
Dopo la Raccolta Differenziata..

In Italia il recupero si ferma a metà e solo il 27% viene effettivamente riciclato

Su 100 kg di plastica raccolta solo 60 vengono realmente recuperati. E allora, cosa succede quando gettiamo un contenitore dì plastica nel contenitore della raccolta differenziata? Quanto di quel piccolo pezzo di scarto - ma lo stesso vale per tutti gli altri rifiuti sottoposti a riciclo - riesce poi a diventare nuovamente una materia prima utile per realizzare nuovi oggetti? Trovare la risposta non è affatto semplice.

 

L'unica regione del Centro-Nord che ha saputo fornire dettagli al riguardo è l'Emilia-Romagna. Qui la percentuale di residuo che, alla fine del ciclo viene effettivamente recuperato, si aggira intorno al 60% anche se, nell'anno in corso, si sta puntando a superare il 70%. A fronte di circa 3 milioni di tonnellate di scarti prodotti in 12 mesi, sapendo che la frazione raccolta con la differenziata era pari al 45,4% del totale, quindi poco più di 1,3 milioni, la cifra "finale" risulta sensibilmente più bassa di quella ufficiale. Calcolando che "solo" il 60 per cento di questa è diventata cosiddetta "materia prima seconda", si arriva a qualcosa più di 820mila tonnellate. Insomma, sugli oltre 3 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti nel 2008, solo il 27,2% ha trovato la strada del riutilizzo.
 

Non si arriva al riutilizzo del 100% della raccolta differenziata «perché molto dipende dal cittadino. Ad esempio, se la carta prelevata è sporca o se la frazione organica contiene anche altri rifiuti questa viene convogliata direttamente verso lo smaltimento, in discarica o al termovalorizzatore», spiega il direttore del settore Ambiente della regione Emilia Romagna Gian Franco Saetti.
 

C'è poi il tema dell'autosufficienza nel trattamento dei prodotti da riciclare. In Emilia Romagna il fenomeno interessa in modo particolare la carta e il cartone: «Tutto quello da trattare proveniente dall'Emilia viene trasferito in Toscana, negli impianti della Lucchesia». In questo modo si rompe un ciclo, non permettendo di mantenere in loco l'intera lavorazione del prodotto. Un elemento essenziale per la buona riuscita del cielo virtuoso è poi legata al mercato.- «C'è infatti la componente di mercato che fa la differenza.
 

La produzione, per esempio, di carta di media qualità fino a qualche tempo fa si poteva tranquillamente rivendere; ora che il prezzo della materia prima si è abbassato, al compratore non conviene più acquistarla di seconda mano». Cosa succede a quel punto? «O si vende sottocosto, non riuscendo più a rientrare delle spese, oppure la si porta in discarica». Lo stesso discorso vale per la plastica «Prima il prodotto si vendeva bene. Ora che costa meno sul mercato non conviene più». Per evitare di incrementare le file dei camion verso le discariche servirebbero quindi dei «provvedimenti di sostegno per gli acquisiti verdi», in grado di rendere di nuovo appetibili materiali altrimenti "schiacciati" dalle dure leggi del mercato globale.

(Da: Il Sole 24 Ore - Centronord del 23/06/2010)