Ma aumentano anche le raccolte differenziate...
Anche nel mese di maggio le imprese manifatturiere italiane hanno dovuto fare i conti con gli aumenti delle materie prime, dovuti in gran parte a fattori valutari come il deprezzamento dell'euro. Ma i contraccolpi di quanto accade nei mercati finanziari in un Paese povero di materie prime come l'Italia si sentono eccome... e le ripercussioni si avvertono sui costi degli imballaggi (in particolare cellulosici) e di conseguenza sui prodotti che l'utente finale acquista.
Eppure un modo per evitare di rimanere imbrigliati- tutti: imprenditori, artigiani, commercianti e utenti finali- nel meccanismo perverso di aumento dei prezzi legato agli andamenti dei mercati internazionali e della borsa forse esiste. Che i rifiuti, se adeguatamente gestiti, possano costituire una risorsa ne siamo ormai tutti persuasi, anche se il "come" forse non è evidente a tutti. Ad esempio se funzionasse meglio il meccanismo del riciclo, in cui la raccolta differenziata è soltanto il primo, pur importante, step, i materiali che ne derivano potrebbero sostituire in larga parte le materie prime. In Italia produciamo (dati Ispra 2008) oltre 540 kg di rifiuti a testa ogni anno e buttiamo in discarica quasi la metà. La nostra raccolta differenziata è ad un livello decente in termini quantitativi, ma i dati sul riciclo effettivo e dunque sul reale recupero di materia sono ancora incerti. Dati più chiari ed evidenti si avranno quando l'Italia avrà completato il recepimento delle direttive europee che fissano gli obiettivi di legge sui dati del riciclo effettivo e non su quelli della raccolta, come è avvenuto finora. Ma l'anello mancante tra raccolta e riciclo qual è?
Prima di tutto la raccolta differenziata deve migliorare in qualità (oltre che in quantità): in questo modo si riduce la quantità (ancora alta) di scarto che viene fuori dalla raccolta differenziata e che va inviata a smaltimento. Un secondo importante aspetto è poi quello della dotazione impiantistica. Il rapporto Enea-Federambiente Fise sul trattamento dei rifiuti ci dice che la nostra dotazione impiantistica è ancora scarsa rispetto alle potenzialità del settore: in Italia ci sono solo 33 impianti per il trattamento dei rifiuti post- RD, distribuiti quasi esclusivamente tra Nord e Centro Nord.
Negli impianti di trattamento delle raccolte differenziate e di riciclaggio i materiali provenienti dai rifiuti diventano materie prime seconde destinate al reimpiego e alla produzione di manufatti ed imballaggi. I vantaggi ambientali che ne deriverebbero sono facilmente intuibili: risparmio di materie prime esauribili, risparmio di energia impiegata per la loro estrazione, movimentazione, lavorazione con conseguente riduzione delle emissioni di CO2 si aggiungono ai vantaggi ambientali di un minore quantitativo di rifiuti da smaltire in discarica.
Le materie prime seconde potrebbero, con gli adeguati interventi normativi, diventare competitive sul mercato rispetto alle materie prime vergini e spingere gli investitori a dedicare risorse e attenzioni maggiori al settore del riciclo attraverso la costruzione di nuovi impianti. Ma affinché la realizzazione del ciclo (del riciclo) giunga a compimento è necessario un sostegno forte al mercato dei ri-prodotti che in primo luogo potrebbe (a questo punto dovrebbe) concretizzarsi in misura sempre maggiore negli acquisti e appalti verdi da parte della pubblica amministrazione.
dalla Nesletter di progetto6toscana.it


